Un viaggio nel cuore della Franciacorta insieme a Emanuele Rabotti

L'azienda vitivinicola Monte Rossa è stata tra le prime a produrre vino di alta qualità in Franciacorta e oggi è una delle più blasonate case produttrici di spumanti in Italia. Siamo stati nella storica sede di Cazzago San Martino, nella provincia di Brescia, per incontrare Emanuele Rabotti che guida dal 1992 la società fondata dal padre Paolo e dalla madre Paola vent’anni prima.

Come nasce Monte Rossa?

Emanuele Rabotti: Sul finire degli anni Sessanta, la Franciacorta non era ancora una regione affermata a livello qualitativo come lo è oggi, sebbene nelle sue aree si producesse vino da secoli. Nel 1972, i miei genitori hanno deciso di dar vita a Monte Rossa. Il nome deriva dal luogo geografico: la collina dove sorge l’azienda è sempre stato conosciuto come il Monte dei Rossa, proprietà del Conte Edoardo dei Rossa, famiglia nobile d’origine bergamasca. Nel corso degli anni, grazie al coraggio dei miei genitori, siamo stati i primi a decidere a concentrarci sulla ricerca dell’eccellenza di un prodotto con la bollicina, il Franciacorta. Oggi Monte Rossa conta settanta ettari di vigneti: le varie posizioni dei cru su terreni ed esposizioni diverse contribuiscono ad ampliare il patrimonio aromatico delle uve, così da comporre cuvée ricche di struttura e complessità. 

Cosa ha spinto i suoi genitori a creare un’azienda di questo tipo?

ER: La Franciacorta ha avuto un’importante accelerazione produttiva tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio del decennio successivo. Mia madre era molto amica di Berlucchi, che la convinse a produrre le prime bollicine. All’epoca aveva già 40 anni e s’appassionò notevolmente alla materia. Lei, donna di città, s’iscrisse ad un corso d’enologia in ambito universitario e iniziò la produzione. La sua visione imprenditoriale al tempo era limitata, ma poi arrivò mio padre che per primo intuì l’enorme potenzialità del territorio. Mio padre , insieme ad altri produttori, creò e organizzò con questi un’associazione che poi divenne Consorzio. In seguito divenne una Denominazione d’Origine Controllata e infine una Denominazione d’Origine Controllata e Garantita, la prima in Italia dedicata al mondo delle bollicine. Mio padre fu il primo presidente del Consorzio.

La Franciacorta conta oltre un centinaio di produttori. È difficile affermare la propria realtà tra una moltitudine di player, alcuni dei quali molto celebri?

ER: La sana competizione tra produttori è un elemento sicuramente positivo e molto stimolante. Tutti puntano verso un’unica direzione, la qualità. Per farla crescere, l’unica soluzione possibile consiste nell’alzare il livello e questo è un vantaggio per tutti, ad iniziare dal consumatore finale. La qualità paga sempre e siamo fortunati perché Il consumatore italiano ha imparato da tempo a riconoscere il valore dei prodotti che ama e sa scegliergli di conseguenza. Anche i nomi più celebri tra i nostri competitor puntano sempre più in alto: un bene che regala opportuna luce a tutto il settore. Per noi di Monte Rossa, in particolare, la qualità è un’ossessione e il mercato ci sta dando ragione.

Monte Rossa è presente anche all’estero?

ER: A mio avviso, Milano è una vera capitale europea e il suo prestigio è notevolmente aumentato dopo l’Expo del 2015. Ha le bellezze e le infrastrutture degne di una capitale, senza averne la vastità caratteristica e le problematiche ad essa connesse: rimane una città comunque a misura d’uomo; è tuttavia una metropoli internazionale e il suo nome gira il mondo grazie a moda, architettura, food, design. Per me, oggi, l’export è Milano che garantisce un contatto con tutto il mondo. Da Milano si parte per Stati Uniti, Germania, Giappone e via dicendo.

Andando più nello specifico, quali sono i prodotti della vostra cantina?

ER: Monte Rossa oggi produce dieci etichette. La più importante tra queste è sicuramente quella del Cabochon, il nostro Franciacorta più prestigioso, nato dalla ricerca, iniziata nel 1987 e terminata nel 1992 per i vent’anni dell’azienda, di una selezione più attenta dei cru della collina di Monte Rossa e di un nuovo sistema di vinificazione che ha introdotto la barriques per la prima fermentazione del mosto. È stato un vino fortunato. La sua etichetta, in lastra d'argento 925, è stata disegnata e realizzata in esclusiva da Buccellati, che ha firmato fin dalla sua nascita le migliori annate di questo prodotto. Per una serie di coincidenze, ebbi l’occasione di inviare le prime bottiglie di Cabochon a Frank Sinatra che fu il primo a bere questo millesimato ufficialmente: la moglie mi scrisse personalmente una lettera, per ringraziarmi e per elogiare la qualità di quel vino.

Un vostro celebre Rosé si chiama Flamingo. Oltre all’ovvia associazione cromatica con il fenicottero rosa, esiste una motivazione specifica per la scelta di questo nome?

ER: Si. La donna, in genere, ha un palato più sensibile e ha gusti più raffinati nella preferenza del vino; costume vuole, però, che a tavola sia l’uomo a scegliere la bottiglia, operando una scelta che in realtà compie unicamente per compiacere la donna che ha di fronte a sé. Il nostro Rosé si chiama Flamingo, nome cui s’associa universalmente il rosa per via dell’animale, perché abbiamo notato che, da parte dell’uomo, c’è sempre una certa riluttanza nell’ordinare un rosé. Abbiamo scoperto che un nome maschile aiuta molto il cavaliere a scegliere quest’opzione.

Tornando alla questione della sensibilità femminile, posso portare l’esempio di mia mamma, che ha ottantasette anni e un palato ancora finissimo: molto spesso lascio proprio a lei l’ultimo insindacabile verdetto su una Cuvée particolare dopo il giudizio mio e dei nostri enologi.

Quindi, oltre alla qualità del prodotto, Monte Rossa lavora molto anche a ciò che ruota attorno ad esso?

ER: Certamente. Nel VII secolo a.C Alceo, in uno dei suoi carmi, elogiava il motivo conviviale del vino, dono di Dioniso, quale rimedio ai mali e agli affanni della vita umana. Il vino non è e non deve essere una medicina, bensì un piacere. Quando si sceglie di stappare una bottiglia, il momento ludico dev’essere vissuto in ogni suo aspetto: la qualità del vino è solo l’ultimo giudizio. Prima di decidere se un vino ci piace o meno, se ne legge o se ne ascolta il nome, se ne s’apprezza l’etichetta, si sceglie con cura il bicchiere; solo alla fine s’arriva alla degustazione e al piacere ad esso connesso. Quando quest’ultimo viene a galla, il cervello è già stato predisposto alla valutazione organolettica finale. Noi di Monte Rossa lavoriamo costantemente per enfatizzare l’esperienza finale, senza mai prescindere dalla qualità del prodotto che rimane sempre lo scopo primario di ogni nostro sforzo.

Che caratteristiche hanno, al palato, i vostri vini?

ER: Senza entrare nello specifico di ogni prodotto, possiamo affermare che questi vini hanno tutti una buona acidità, “puliscono” la bocca, lasciandola neutra e invitandola ad abbinarsi con qualsiasi tipo di pietanza. Questo è dovuto alla scarsità se non alla totale assenza di zucchero.

I Franciacorta hanno il pregio di essere vini molto duttili e possono quindi essere accostati ad ogni tipo di pietanza: primi, secondi e, perché no, anche dessert, con buona pace del dogma secondo cui ai dolci si debbano associare solo vini altrettanto zuccherini e liquorosi. Molto spesso, gli abbinamenti tra vini e piatti vengono imposti in modo quasi invadente. Nulla di più sbagliato: tutte le esperienze devono lasciare al consumatore la libertà di non escludere alcuna scelta, assecondando i propri gusti personali. Non esistono quindi regole, se non quelle ovvie e logiche che chiunque sia in grado d’apprezzare il vino già conosce.

Una curiosità. Consuetudine vuole che le bollicine di Franciacorta si bevano dal classico bicchiere a calice. Perché a Monte Rossa si usa invece la coppa?

ER: Abbiamo riproposto la coppa non solo per una questione estetica. La coppa permette di approfondire la conoscenza del prodotto in ogni singolo sorso, esaltandone gli aromi, il gusto e il perlage. Rispetto al calice più stretto e alto, viene privilegiato l’aspetto olfattivo, perché il naso può avvicinarsi maggiormente al vino. Il calice inoltre, perché se ne apprezzi il contenuto, dev’essere alzato sopra la nostra testa: in questo modo ci si fa “dominare” dal bicchiere, che - a livello psicologico - incute una certa soggezione. Diversamente, nella coppa, si possono osservare le bolle dall’alto, creando un contatto più diretto, immediato e quindi più efficace: grazie alla sua forma aperta è maggiormente coinvolgente, si viene istantaneamente inebriati dall’aroma che il vino in essa sprigiona.

Questo prezioso oggetto di design sintetizza perfettamente il giusto equilibrio tra moderno e antico, che da sempre caratterizza la nostra filosofia. Non è un caso che in una fotografia degli anni Settanta, ritrovata in una soffitta, i miei genitori siano immortalati mentre sorseggiano questo vino in un’elegante coppa di cristallo.

I suoi figli, la nuova generazione, porteranno avanti la tradizione di Monte Rossa?

ER: Adesso è ancora presto, perché i miei figli hanno 15 e 17 anni. Se avranno la passione e soprattutto se sarò riuscito a trasmettergliela nel migliore dei modi, sono sicuro che andranno avanti. Io amo profondamente il mio lavoro; ho progetti in mente da qui ai prossimi vent’anni e mantenere il marchio competitivo nel futuro prossimo sarà un impegno molto stimolante. Mi auguro e spero saranno proprio i miei figli a proseguire questo percorso, rinnovando la tradizione principiata da mio padre Paolo.